Cosa c'è di più infinito di un istante.
Dove ognuno, vedendolo, trova o perde una parte di sè.
Eccolo, è lì, ed è per sempre.
E' come uno sguardo, fugge, ma rimmarrà per sempre.
Il tempo non significa più nulla, semplicemente non è.
In quell'istante possono esserci tutta la vita, tutte le emozioni,
tutte le storie, le cose perse e le cose ritrovate.
Il tempo passato che ritorna e che non è mai inutile.
Gli occhi di chi lo ha visto, quell'istante.
Le certezze più alte e gli abissi più profondi.
E ci sono i sogni, dove ognuno di noi diventa dio
perché dentro di sé crea luce.
La luce che nasconde e scopre, che divide
e lega, che sfuma le ombre o le taglia di netto,
ed è lì per dirti di viverlo, quell'istante, tu
che vorresti essere parte di ognuno e parte di
tutto. Mentre lì, fermo, osservi, e poi lo salvi,
quell'istante, dall'oblio per non perderlo più
perché alla fine è lui che è diventato parte di te.
Raccolgo gli istanti, perché in quelli che scelgo
ritrovo me stesso, nella ruga di un anziano, nel
bicchiere di un mendicante, in una finestra chiusa
o in una breve ma intensa solitudine.
Si, lo confesso, raccolgo gli istanti, perché sono
sacri, perché non ritorneranno, perché in questa vita
che fugge, qualcosa si possa fermare, perché negli spazi
sempre più angusti della memoria umana gli istanti restino infiniti.

 

                                                                                                            Claudio Moradei

 

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